CHI È L’ESECUTORE TESTAMENTARIO E COSA FA

Per assicurarsi che tutte le volontà del defunto, espresse nel testamento, vengano rispettate alla lettera, esso ha la facoltà di designare una persona impegnata a garantire che ciò effettivamente accada. Tale persona viene definita esecutore testamentario.

In linea di massima, è l’erede a dover attuare le disposizioni facenti parte delle volontà testamentarie. Tuttavia, la legge riconosce al de cuius la possibilità di incaricare un soggetto, in cui ovviamente ripone fiducia, di salvaguardare i suoi ultimi desideri. Se le persone indicate dal defunto come esecutori testamentari fossero due o più, esse dovranno operare in maniera congiunta a meno che il defunto non abbia preventivamente ripartito i compiti o un provvedimento urgente circa un bene debba essere impugnato.

A disciplinare questo ufficio di diritto privato che non dà luogo a rappresentazione intervengono gli articoli 700 e seguenti del Codice Civile.

 

La nomina dell’esecutore testamentario

Il curatore testamentario deve essere obbligatoriamente nominato all’interno di un testamento o di un atto avente la sua forma affinché possa essere abilitato a esercitare il suo ufficio. Ai fini della designazione dell’esecutore testamentario, non si tiene conto della distinzione nelle tipologie di testamenti utilizzate dal defunto per segnalare tale volontà.

Il de cuius può evidenziare il suo desiderio di nominare una persona come esecutore del suo lascito nel caso in cui uno dei chiamati o tutti non vogliano oppure non possano accettare. L’ordinamento giudiziario ha inoltre previsto che il curatore possa anche ricoprire il ruolo di mandatario dopo la scomparsa del testatore.

Solo la presenza nel testamento di indicazioni che richiedano il compimento di un’azione giustifica la nomina di un curatore. Un esempio è rintracciabile nel desiderio del defunto di assicurarsi che il ricavato della vendita dei suoi beni sia destinato in beneficenza.

Può accadere che il testatore non utilizzi le esatte parole “curatore testamentario” mentre provvede alla stesura delle sue volontà. Tuttavia, la discriminante in questo caso non è rappresentata dalla specifica denominazione, bensì dall’intenzione manifestata esplicitamente dal testatore di assegnare a un soggetto il compito di garantire che si agisca in base a quanto scritto nel testamento. Proprio per questo motivo non esiste una procedura o una formula prestabilita da seguire per nominare questa figura.

 

Chi non può essere nominato come curatore testamentario

Chiunque si trovi nell’impossibilità di obbligarsi non può essere incaricato di rivestire la funzione di esecutore testamentario. Intorno a questa definizione vi è un acceso dibattito ancora in corso. Alcuni ipotizzano che, ad esempio, gli imprenditori la cui attività sia fallita non possano avere la capacità di obbligarsi; altri ne fanno ricadere la definizione sugli incapaci ad agire.
Provando a redigere una lista, non possono essere incaricati di svolgere gli obblighi del curatore testamentario i soggetti che fanno parte delle seguenti categorie:

  • i minori
  • gli interdetti, ovvero coloro che sono affetti da infermità mentali tali da non permettergli di essere chiamati dal testatore a dei specifici compiti.
  • gli inabilitati, cioè i soggetti che si trovano in una situazione psicofisica che metterebbe a rischio la gestione dell’eredità del de cuius. Ad esempio, i soggetti con problemi psichiatrici oppure le persone che abusano di sostanze stupefacenti rientrano in questa tipologia.
  • gli emancipati, ossia i minori che hanno compiuto i 16 anni e che possono godere di una capacità d’agire limitata.

Vi è invece certezza giuridica intorno al fatto che gli eredi e i legatari possano a tutti gli effetti essere nominati in qualità di curatori testamentari.

 

Come avviene l’accettazione della nomina

La nomina dell’esecutore testamentario è vincolata alla sua accettazione che deve avvenire nella stessa cancelleria del Tribunale in cui la successione è stata aperta ed è soggetta a registrazione nell’elenco delle successioni.

Così come la persona incaricata può accettare la nomina, essa può rinunciarvi avvalendosi dello stesso procedimento. Il legislatore ha contemplato il potere del testatore di nominare anche dei sostituti che subentrino al curatore rinunciante o avverso ad assumere tale ruolo. Come conseguenza della rinuncia, dunque, il soggetto nominato non diverrà esecutore e un sostituto prenderà il suo posto. Nel caso in cui questo non sia stato previsto dal testatore, eredi e legatari, in pieno d’accordo fra loro, ne possono scegliere uno di fiducia.

Il soggetto designato come curatore della volontà testamentaria può direttamente non accettare i compiti connessi a questa figura.

In aggiunta, l’art.702 c.c. prevede per gli eredi o i legatari il diritto di far fissare al tribunale competente un termine entro il quale l’esecutore incaricato deve accettare la designazione da parte del de cuius, pena l’automatica rinuncia all’ufficio.

 

I compiti dell’esecutore testamentario

Una volta che il soggetto ha accettato l’incarico esso diviene a tutti gli effetti l’esecutore testamentario. Il suo compito più importante è quello di garantire che le sue ultime volontà vengano rispettate. Questo si traduce principalmente nella gestione della massa ereditaria, di cui il curatore può venire in possesso per un periodo di tempo inferiore a un anno, salvo che il testatore abbia previsto diversamente. Tuttavia, l’esecutore ha l’obbligo di consegnare agli eredi i beni non necessari alla gestione della massa ereditaria.

L’esecutore testamentario può richiedere al Tribunale in cui si è aperta la successione di apporre i sigilli sull’eredità. Questa richiesta emerge quando tra gli eredi ci sono minori, interdetti, persone giuridiche e assenti (vale a dire le persone di cui non si hanno notizie per più di 2 anni o che si sono allontanate dall’ultimo domicilio). Solitamente, l’apposizione dei sigilli da parte del tribunale competente ha la funzione di individuare dettagliatamente i beni ereditari e conservarli, in modo che chiunque abbia degli interessi collegati al relictum possa vedere quest’ultimi presi in considerazione.
A tale operazione fa seguito la redazione dell’inventario dei beni inclusi nella massa ereditaria da parte di un pubblico ufficiale incaricato dal tribunale su domanda dell’esecutore testamentario. Il pubblico ufficiale dovrà redigere un verbale nel quale è chiamato a includere i beni immobili e mobili presenti nel domicilio del defunto, il denaro e i movimenti bancari visibili nel conto corrente del de cuius.

In linea con quanto scritto, rientra tra i poteri dell’esecutore testamentario la rappresentanza processuale di natura attiva e passiva nei giudizi inerenti l’eredità. Esempi ne sono proprio le richieste di apporre i sigilli e di redigere l’inventario. Allo stesso modo, il curatore della volontà testamentaria può essere citato in giudizio da soggetti che demandano azioni legali riguardanti la massa ereditaria.

Altra mansione a cui l’esecutore deve prestare attenzione è la divisione dei beni ereditari. Spetta al testatore prevedere tale eventualità ed è sempre suo compito stabilire che il curatore testamentario, quando non è nè erede nè legatario, debba, dopo aver sentito gli altri chiamati all’eredità, dividere il patrimonio dei beni. Inoltre, viene riconosciuto al de cuius il potere di decidere le quote spettanti agli eredi nella divisione. La ripartizione sarà considerata valida solo se in linea con le volontà della persona scomparsa e se non ha un carattere di disonestà.

All’esecutore delle volontà espresse nel testamento viene assegnata anche la facoltà di occuparsi della vendita dei beni ereditari. In questo caso esso è tenuto a ottenere l’autorizzazione da parte del giudice competente, il quale decreterà il consenso o meno. L’unica eccezione riguarda il caso in cui nel testamento sia contenuta la precisazione di come i beni possano essere venduti dal curatore senza l’obbligo di domandare il permesso. Nella prima eventualità presa in considerazione, è diritto degli eredi e dei legatari fare resistenza e opporsi alla cessione dei beni.

Ultimo compito spettante all’esecutore testamentario consiste nel pagamento dei debiti e nella riscossione dei crediti.

 

Rendiconto della gestione

Per valutare l’attività dell’esecutore testamentario esso ha l’obbligo di presentare un resoconto delle proprie azioni al termine della sua gestione. Anche nell’ipotesi in cui la gestione si protragga per un periodo superiore a un anno, il curatore è chiamato a esporre un rendiconto di periodo di quanto eseguito attraverso l’incarico accettato.

Il rendiconto della gestione viene posto in essere unicamente se l’esecutore della volontà testamentaria ha dovuto amministrare i beni ereditari. Dinnanzi ad azioni che possano arrecare danni agli eredi o ai legatari, il curatore è tenuto a rispondere della gestione per colpa e a provvedere al risarcimento degli stessi. La presenza di due o più esecutori fa sì che la responsabilità dei danni provocati sia tra loro divisa. Dimostrando, però, la sua non colpevolezza oppure portando prove che evidenzino come il fatto dannoso non sia imputabile direttamente all’esecutore, il titolare dell’ufficio può cercare di svincolarsi da qualsiasi responsabilità.

Colui che redige il testamento non ha il potere di sottrarre l’esecutore dal compito di provvedere alla stesura del rendiconto di gestione e dal rispondere in prima persona dei comportamenti assunti.

 

Esonero del curatore testamentario

In seguito a una richiesta da parte di eredi, legatari o chiunque abbia interesse nella gestione dell’eredità al giudice competente, l’esecutore può essere esonerato dal proprio ufficio se l’autorità giudiziaria accoglie l’istanza presentata.

È necessario che il giudice senta le ragioni del curatore testamentario prima di emanare la propria decisione. I motivi per i quali l’ufficiale giudicante può esonerare il curatore testamentario dal suo incarico sono:

  • gravi anomalie nell’esercizio dei suoi compiti
  • inidoneità alla titolarità dell’ufficio (ad esempio, il curatore viene dichiarato inabilitato)
  • atti capaci di minare la fiducia riposta nell’esecutore

 

Cessazione dell’ufficio

La prima causa che porta alla cessazione dell’ufficio comprende il compimento di tutte le azioni necessarie da parte dell’esecutore, atte a garantire che le volontà del testatore siano state onorate. Perciò, una volta che il curatore ha portato a termine tutti i suoi doveri, l’ufficio verrà ultimato.

Gli altri motivi per cui l’ufficio volge al termine sono:

  • rinuncia all’incarico da parte dell’esecutore
  • perdita di capacità o la morte
  • inabilità oggettiva e attestata nel realizzare i compiti connessi all’ufficio
  • esonero ordinato dal giudice

Non è contemplata dalla legge la cessazione dell’ufficio per motivi temporali. Sebbene questo sia vero, l’ordinamento giuridico ha stabilito che l’esecutore non deve ricoprire il ruolo di possessore dei beni per più di un anno, a meno che non sia presente una proroga consentita dal giudice.

 

L’esecutore testamentario deve essere pagato?

Assolutamente no. Una delle caratteristiche di tale ufficio è proprio la gratuità e, perciò, l’esecutore testamentario non ha diritto a nessuna indennità dagli eredi o da qualunque altro soggetto. L’unica persona che ha la possibilità di prevedere una retribuzione per l’esecutore è il testatore, ma tale eventualità dovrà essere specifica nel testamento. È giusto sottolineare, inoltre, che davanti a un’evidente sproporzione nella somma riferita alla retribuzione prevista dal de cuius sussistono tutte le ragioni per riferirsi a tale somma come legato.

Tutte le spese affrontate dall’esecutore nell’esercizio delle sue funzioni gravano sull’eredità.

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